Il mio nome è Oliva, Maria Oliva. So a cosa stai pensando, non tutti i nomi si prestano così bene alla formula senza tempo che il romanziere e giornalista londinese Ian Fleming ha donato al suo personaggio – il mio potrebbe essere il jingle di uno spot sull’olio EVO, hai ragione, lo accetto. Con il tuo hai mai provato? Che effetto fa?

Chissà se Fleming immaginava il successo planetario della sua geniale intuizione, quando nella villa di sua proprietà Goldeneye in Jamaica ha dato vita al carismatico personaggio dell’agente 007 e lo ha fatto entrare nella storia con il suo My name’s Bond…James Bond. L’agente colto e raffinato presenta delle caratteristiche molto simili a quelle del suo creatore Fleming, che lavorò per il Naval Intelligence Service durante la Seconda guerra mondiale e come spia fino all’inizio degli anni cinquanta.

Il nome di uno dei personaggi probabilmente più affascinanti della storia della letteratura e del cinema non è stato però il primo a venire in mente allo scrittore. Secondo alcune bozze ritrovate nel 2013, il primo nome a cui pensò Fleming fu James Secretan, omaggio a Charles Secretan, filosofo francese del XIX secolo. Non molto convinto di questa prima scelta, virò poi sul nome dell’ornitologo americano James Bond.  

Il primo romanzo dedicato a James Bond, Casino Royale, nasce nel 1952 e viene pubblicato l’anno successivo. La storia si sviluppa attorno ai viaggi in Francia di Bond per battere al gioco d’azzardo baccarat, il membro dei servizi segreti sovietici Le Chiffre. 

Nel terzo capitolo del romanzo viene introdotto il celebre codice 007.
Il prefisso 00, come spiegato da Bond, indica l’uccisione a sangue freddo durante una missione di almeno una persona. Tuttavia, attorno alla questione restano dei dubbi: nel libro Bond racconta all’agente più anziano René Mathis di aver portato a termine due incarichi – due assassinii – per i quali è stato premiato con il doppio zero. Incarichi svoltisi in due missioni diverse, New York e Stoccolma. 

Se l’origine narrativa del codice 007 viene chiarita nell’opera, non si sa il motivo per cui Ian Fleming scelse proprio quei tre numeri. All’interno della rivista The Real James Bond, lo scrittore Jim Wright approfondisce diverse ipotesi riguardo le possibili origini della cifra e insieme ne ripercorreremo alcune.

Una teoria sostiene che Fleming si sia ispirato al numero di una camera d’albergo, un’altra a una linea di autobus, un’altra ancora a un racconto di Rudyard Kipling,  dedicato a una locomotiva, intitolato proprio .007, teoria sostenuta dal James Bond 007 Museum a Nybro in Svezia.

Una delle storie più note legherebbe, invece, il codice 007 all’agente segreto John Dee, colto consigliere della regina Elisabetta I. Come racconta lo storico Donald McCormick nel suo libro del 1968, Dee firmava i suoi messaggi alla regina con “00” per simboleggiare “gli occhi della sovrana” e usava il numero 7 per la sua natura di numero perfetto, data la passione di Dee per l’occultismo e la divinazione.

Se per anni questa teoria fu ripresa da testate prestigiose come il The Guardian e il New Scientist, venne poi in seguito smontata dallo storico Jeremy Duns. 

In un’intervista rilasciata a Playboy nel 1964, Fleming dichiarò che il codice 00 era ispirato ai messaggi segreti dell’Ammiragliato britannico durante la Seconda Guerra Mondiale, periodo durante il quale tutti i segnali top secret avevano il prefisso 00.
Per ragioni di sicurezza, il codice fu in seguito modificato, ma lo scrittore decise comunque di usarlo per l’agente con la licenza di uccidere, poiché gli era rimasto impresso.

I due zeri, quindi, possiamo affermarlo con certezza, sono riconducibili alla Marina Britannica. Il numero 7, invece, come sostenuto da Jim Wright, sarebbe stato scelto per la sua natura di numero fortunato.

Probabilmente sarà difficile arrivare a una teoria “definitiva”, ma in fondo non è ciò che ci aspetteremmo da un personaggio enigmatico come quello concepito dalla penna di Ian Fleming?
Dopotutto, i misteri non chiedono di essere svelati, al massimo di essere raccontati, come in ogni Tales on the Thames che si rispetti.

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