Passeggiando tra le eleganti vie del quartiere di Chelsea, in un’atmosfera sospesa tra facciate vittoriane, bow-windows, strade dai mattoni rossi e giardini, potresti notare un piccolo dettaglio che in molti tendono a ignorare: una targa blu incastonata al 34 di Tite Street. È discreta, ma porta il nome dell’esteta più celebre che ha infiammato salotti, teatri e tribunali della Londra vittoriana: Oscar Wilde

Ti va di avventurarti nella Londra di Wilde? 

Inizia allora il tuo viaggio da Tite Street alla ricerca, non solo di una blue plaque, ma delle tracce lasciate da Wilde nella pietra, nei caffè, nei salotti e nei sogni di Chelsea. Questo tranquillo quartiere fu il suo rifugio, il suo laboratorio creativo e, infine, il palcoscenico della sua rovina. 

L’arrivo a Chelsea

Dalla metà del XIX secolo, Chelsea divenne una calamita per intellettuali, artisti e scrittori. All’epoca era il centro dell’Aesthetic Movement e del fermento bohémien, il distretto degli artisti. Fu proprio qui che, nel 1884, Wilde si trasferì al civico 34 di Tite Street (il 16, all’epoca) con la brillante moglie Constance Llyod, trovando una casa degna del suo spirito eccentrico. 

Avviso importante per gli amanti del minimalismo: se pensate che less is better, Wilde vi dimostrerà l’esatto contrario!

Oscar Wilde non lasciò nulla al caso; affidò infatti il progetto di ristrutturazione della casa a Edward William Godwin, architetto del movimento estetico che in appena sette mesi rivoluzionò il design dell’abitazione, provocando l’invidia del vicino al numero 33: il pittore americano James McNeill Whistler. Pareti candide esaltate dalla vivacità dell’oro, del blu e del verde, una sala da pranzo concepita come una sinfonia bianca – si pensa probabilmente ispirata a dipinti come The White Symphony: Three Girls di Whistler – perché come diceva Wilde “my eye requires in a room a resting-place of pure colour”, uno studio tinto di gioioso giallo ranuncolo in cui in un angolo spicca un busto di Ermes di Prassitele posto su un piedistallo rosso, una biblioteca sfarzosa di  rievocazione moresca, dei tappeti gioiello firmati Morris e, per finire, una pioggia di piume giapponesi che spuntano dagli intonaci. 

Una casa audace, un’esibizione del bello, un manifesto estetico… un po’ come il suo eccentrico proprietario. 

Crediti fotografici: www.russellsimpson.co.uk

Wilde visse nella sua House Beautiful per dieci anni. Qui nacquero i figli Cyril e Vyvyan e vi scrisse molte delle sue celebri opere, tra cui The picture of Dorian Gray (1891), Lady Windermere’s Fan (1892), An Ideal Husband (1895) e The Importance of Being Earnest (1895), oltre a una serie di opere teatrali che criticavano la rigidità della società vittoriana. Nel salotto di casa, Wilde ricevette figure illustri come Sarah Bernhardt, Henry Irving, William Butler Yeats, James Whistler, Dante Gabriel Rossetti e Aubrey Beardsley. 

Sebbene oggi la casa resti privata e non aperta al pubblico, invita a vivere, anche solo con un’occhiata dall’esterno, l’epoca d’oro dell’esteta più famoso di Londra.

Il tragico epilogo

Nella sua eccentrica dimora, fucina di creatività e chiaro riflesso del principio art for art’s sake, Wilde aveva toccato l’apice del suo successo plasmando il suo stile estetico senza compromessi. Tuttavia, questo contesto privilegiato diventò anche palcoscenico della sua tragedia personale, a cominciare dallo scandalo provocato dalla relazione extraconiugale con lo scrittore Lord Alfred Douglas (soprannominato Bosie). Infatti, il padre di quest’ultimo, il marchese di Queensberry, infuriato accusò l’autore via lettera di essere un ruffiano sodomita. Wilde in risposta intentò una causa di diffamazione, ma senza alcun risultato: fu infatti travolto da accuse di gross indecency. Sebbene avesse avuto il tempo di fuggire, decise di rifugiarsi al Cadogan Hotel di Chelsea, nella celebre Room 118. Quando la polizia arrivò ad arrestarlo, lui si fece trovare in elegante smoking e cravatta verde mela, mentre sorseggiava vino e brindava allegramente alla vita con gli amici.  Nel 1895 fu processato all’Old Bailey e condannato a due anni di lavori forzati che lo devastarono fisicamente e soprattutto psicologicamente per la mancanza di qualsiasi sprone creativo (aveva in dotazione solo la Bibbia e The Pilgrim’s Progress). Abbandonato a se stesso, molti amici, come la stampa, gli voltarono le spalle e in nessun modo vollero che i loro nomi fossero associati a quello di Wilde. Solo la moglie gli restò fedele (forse spinta dall’isteria) ma, onde evitare ripercussioni per proteggere i figli, preferì cambiare il cognome in Holland.

Se vuoi percepire al meglio l’agonia che afflisse il nostro autore, ti consiglio di leggere De Profundis, la lunga lettera che Oscar Wilde scrisse a Bosie durante la sua permanenza fino al maggio del 1897 nel carcere di Reading, e il poema The Ballad of Reading Gaol, sul tema della pena di morte e la conseguente perdizione di ogni detenuto. 

Durante la prigionia, la casa di Tite Street fu venduta all’asta per saldare i debiti: Wilde, una volta scarcerato, non tornò mai più a Chelsea; si trasferì in Normandia, a Berneval, assumendo lo pseudonimo di Sebastian Melmoth, per sfuggire alle grinfie del marchese di Queensberry. Trascorse gli ultimi tre anni della sua vita in povertà e morì a Parigi il 13 novembre 1900.

Per avere un ultimo ricordo tangibile di Wilde, puoi raggiungere in pochi minuti Dovehouse Green, dove troverai The head of Oscar Wilde, progettata da Sir Eduardo Paolozzi, scultore ufficiale della regina Elisabetta II, che per molti anni ha avuto uno studio vicino al parco. Sebbene sia stata esposta nel 2024 per commemorare il centenario della nascita di Paolozzi, segna anche i 140 anni dall’arrivo di Wilde a Chelsea, il quartiere che ha accolto i suoi trionfi ma anche le sue sconfitte.

  • Nota di viaggio: 

Prima di lasciare Chelsea, se ti piace “collezionare” blue plaques, non dimenticare di passare al civico 87 di Oakley Street. Qui troverai l’abitazione della madre di Wilde, Jane Francesca Agnes Wilde, grande poetessa e saggista che scrisse sotto lo pseudonimo di Speranza.

FONTI

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