SW10 OLJ, 430 King’s Road

Al palazzo numero 430 di King’s Road, a Chelsea, si trova un piccolo negozio d’ abbigliamento verde acqua che accoglie i suoi visitatori con un enorme orologio sulla facciata principale. La particolarità? Le ore sono 13 e le lancette girano in senso antiorario.

Ci troviamo di fronte a un luogo cult che nel corso dei decenni ha cambiato nome e aspetto a seconda del periodo, ma che non ha mai smesso di essere uno dei luoghi simbolo del mondo della musica e della moda. Stiamo parlando del World’s End shop, il negozio in cui l’allora insegnante delle scuole elementari Vivienne Westwood e uno svogliato ex studente d’arte di nome Malcom McLaren diedero origine alla rivoluzionaria moda punk a Londra.

I mille volti del World’s End

Quello che oggi conosciamo come World’s End era in origine un negozio di frutta e verdura. Negli anni lo shop si trasformò in un’agenzia di pegni, poi in caffetteria, poi ancora in concessionaria di scooter, fino ad arrivare a prendere le sembianze di una boutique d’abbigliamento molto alla moda negli anni della swinging London.

Nel 1971 Vivienne Westwood e il compagno Malcom McLaren presero in affitto il retro del negozio, che all’epoca si chiamava Paradise Garage, e iniziarono a vendere dischi rock’n’roll e cimeli kitch anni Cinquanta: lo chiamarono In the Back of the Paradise Garage. Riuscirono poi ad acquisire l’intera attività cambiandone il nome in Let it Rock, in onore di una canzone di Chuck Berry, arredando lo spazio come un salotto anni ’50 in cui i clienti potevano leggere riviste porno e provare abiti da bordello. Fu allora che iniziarono a vendere calze fluorescenti e cravatte strette, a incollare lustrini sulle magliette e creare buchi nei tessuti con le sigarette. Vivienne era l’anima, l’artista; Malcom l’investitore. Quando l’interesse della coppia si spostò verso il mondo del rock, cambiarono nuovamente lo stile del negozio e lo chiamarono Too Fast to Live Too Young to Die. Fu l’inizio di una nuova fase creativa dove teschi, borchie e giacche da motociclisti ne facevano da padroni.

Nel 1974 ci fu la vera svolta: Vivienne e Malcom si specializzarono in tessuti in pelle, in abbigliamento fetish e bondage. Lo shop rinacque per dare vita a una nuova realtà, e la facciata si tinse di rosa con un’immensa e ingombrante scritta in lettere latex, SEX, divenendo il luogo che avrebbe per sempre sconvolto la moda degli anni ’70 e che avrebbe segnato una nuova era per l’intera gioventù britannica, sempre più arrabbiata e alla ricerca di un abbigliamento che ne riflettesse l’identità anarchica e provocatoria. Non c’era più spazio per rockettari e Teddy Boy, per stivali da cowboy, brillantina e giacche borchiate: la moda punk dettava una nuova estetica fatta di magliette semitrasparenti, tessuti lucidi e strappati, corsetti, catene e spille da balia che tenevano insieme abiti in pelle (diverrà indimenticabile il Safety Pin Dress di Versace indossato da Elizabeth Hurley nel 1994 per la première del film “Quattro Matrimoni e un Funerale”). Non vendevano vestiti per piacere ma per PROVOCARE.

Crediti: Punk 77

Come scrive Berry Miles nel suo libro London Calling. La controcultura a Londra dal ’45 a oggi, per Vivienne SEX rappresentava una dichiarazione rivoluzionaria: 

Non eravamo lì per vendere scemenze e abbigliamento alla moda, ma per convertire, educare e liberare. Noi ci dedichiamo totalmente a ciò che stiamo facendo e il nostro messaggio è semplice. Vogliamo che mettiate in pratica fino in fondo le vostre fantasie più selvagge”.

Dal 1976, fino al 1980, il negozio subì un ennesimo cambiamento, venne rinominato Seditionaries: Clothes for Heroes e acquisì una nuova facciata scura e intimidatoria, con le finestre opache ricoperte di scritte sovversive rosso sangue: in questi anni Vivienne creò la sua prima vera collezione.

A partire dalla fine del 1980 lo shop iniziò a chiamarsi World’s End, in onore del quartiere di Chelsea in cui si trova, e cambiò drasticamente aspetto: Malcom e Vivienne reinventarono l’intero palazzo in modo che ricordasse un misto tra un galeone del diciottesimo secolo e un Old Curiosity Shop.

A oggi, nella grande vetrata che accoglie i clienti, spiccano zeppe dalle altezze vertiginose e stivali dai colori accesi, in un’atmosfera rilassata, informale, leggermente posh, ma sempre eccentrica.

Vivienne, Malcom e la sottocultura punk

Vivienne era nata in un piccolo villaggio del Derbyshire e si era trasferita con la famiglia a Londra all’età di diciassette anni. Nel tempo libero, una volta finito il college, creava gioielli che vendeva a Portobello Road. La sua vita sembrava in qualche modo già prestabilita, e la voleva incasellata in un contesto borghese: il matrimonio con Derek Westwood (di cui manterrà il cognome), un figlio piccolo e una carriera da maestra. Ma aveva dentro una scintilla pronta a diventare fuoco e una mente creativa che se ne stava rinchiusa dentro una gabbia. Quando capì che il legame con il marito la limitava e le impediva di crescere e migliorarsi, lo lasciò e si trasferì con il figlio a casa del fratello. Fu così che conobbe Malcom, un giovane londinese carismatico e dall’animo imprenditoriale, che saltava da una scuola dell’arte all’altra senza però concludere mai nulla (a proposito: ricordate l’articolo in cui ho raccontato i miei ricordi personali sul signor Teodoro, che era stato, per qualche tempo, l’insegnante di Malcom? Se non l’hai ancora letto clicca qui!).

Con l’apertura del Let it Rock Vivienne smise di insegnare e, insieme a Malcom, si buttò nel mondo della moda. Tutto nacque dalla necessità di vestire la gioventù britannica che si aggirava tra le mura del negozio, giovani arrabbiati che si ribellavano contro la società inglese e che, al tempo stesso, erano mossi dal rifiuto degli ideali hippy e pacifisti post Anni ’60. L’obiettivo era provocare, disturbare e scandalizzare.

Tra i commessi di Sex ci furono anche Sid Vicious e Johnny Rotten che, in seguito all’intuizione di Malcom di mettere in piedi una band con alcuni frequentatori abituali dello shop, insieme a Paul Cook e Steve Jones, formarono i Sex Pistols, il gruppo punk che sarebbe divenuto il simbolo della nuova moda emergente.

I Sex Pistols non si distinguevano certo per le loro doti musicali, ma per l’atteggiamento alterato, caotico e anarchico. L’intervista che li rese celebri, e che è ancora oggi ricordata come una delle più oltraggiose del rock, fu quella con Billy Grundy nel suo show televisivo “Today with Billy Grundy” in cui la band si presentò al posto di Freddie Mercury (che aveva dovuto rinunciare all’ultimo minuto) visibilmente ubriaca, chiassosa e spaesata. Per la prima volta nella storia della TV britannica si sentirono espressioni volgari come shit e fuck e il conduttore, che non fece nulla per nascondere il suo sdegno, si vide la carriera rovinata per sempre.

McLaren, creatore dei Sex Pistols, diventerà nel giro di poco tempo un manager e produttore discografico.

Vivienne, l’eterna ragazza fuori dagli schemi, verrà ricordata per le sue collezioni camaleontiche e all’avanguardia, per il suo stile controcorrente e per il suo impegno sociale. Ma, soprattutto, per aver dato vita a un movimento dirompente che ha segnato un’epoca.

Se per caso decidessi di scendere alla stazione della metropolitana di Sloane Square (District Line) e percorrere tutta King’s Road fino allo strampalato orologio, ricorda che starai attraversando un pezzo di storia della moda e della musica, londinese e dell’intera Inghilterra.

Facciata attuale del World’s End Shop, dal sito web Vivienne Westwood shop.

Fonti: Miles, Barry (traduzione di Lovisolo Anna): London Calling. La controcultura a Londra dal ’45 a oggi, 29 marzo 2012, EDT.

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