Like Londoners do
Non puoi dire di essere un vero Londoner se non ami trascorrere buona parte del tuo tempo libero passeggiando lungo le rive del Tamigi.
Uno dei percorsi più romantici e scenografici è sicuramente quello che si estende sul lato meridionale, il South Bank, racchiuso tra il Westminster Bridge e il London Bridge.
Si parte ai piedi della grande ruota, il London Eye, con uno sguardo verso la riva nord, dove s’impongono il Palazzo di Westminster e il Big Ben.
Si prosegue verso est, passando tra mercatini di libri e di oggetti usati, tra teatri e musei (come il maestoso e imponente Tate Modern Museum); ci si ferma un attimo, magari con in mano un flat white, per godere della vista del Millennium Bridge dove i passanti che l’attraversano sembrano fluttuare nell’aria, mentre artisti di strada suonano o improvvisano poesie su foglietti di carta, e intrattenitori allegri creano bolle di sapone che suscitano lo stupore dei bambini. Si passeggia poi tra negozi di artigianato, bancarelle di cibo e ristoranti più o meno turistici, fino ad arrivare a uno dei mercati più famosi e antichi di Londra, il Borough Market, senza dubbio uno dei posti migliori dove assaporare lo street food più disparato e godersi una bella IPA fresca (piccola curiosità: questa, insieme ad altre varietà di birra, si può comprare nello stand del market che vende birre in bottiglia da asporto, dove però, per legge, i venditori hanno il divieto di aprirle… ma “il caso vuole che” ci sia un apribottiglie attaccato alla parete con una catenella proprio fuori dallo stand, pronto all’uso per il cliente!).
Dopo la pausa gastronomica, alzando lo sguardo ancora una volta, si resta colpiti dalla vista del guardiano che racchiude e abbraccia questa camminata, lo Shard, che dall’alto dei suoi trecento e più metri osserva l’intero percorso da cima a fondo.
Il turista rimane estasiato da tutto ciò che la passeggiata ha da offrire, ma il vero londinese tende a mantenere lo sguardo basso, non perdendo mai di vista il vero protagonista del percorso: il Tamigi.
Il mudlarking
Negli anni ‘50 il fiume era stato dichiarato biologicamente morto. I governi però, a partire dagli anni ’80, hanno intrapreso una serie di iniziative per permettere alla natura di tornare a prosperare e così, con il nuovo millennio, è stato dichiarato nuovamente abitato, anche dalle più curiose forme di vita: non è raro, soprattutto al tramonto, vedere una testa di foca fare capolino tra le onde per poi tuffarsi nuovamente nelle acque oscure e riemergere più in là, a distanza di qualche metro.
Il vero londinese è orgoglioso del proprio fiume, lungo le cui rive si assiste a una delle attività preferite e inaspettate dagli abitanti della città: stiamo parlando del mudlarking, che in italiano significa letteralmente “rovistare nel fango”.

(Crediti: Wikimedia.org)
Passeggiando lungo il Tamigi è infatti molto comune vedere persone intente a girovagare lungo le spiagge di sassi e sabbia con la testa china a terra, nella ricerca lenta e minuziosa di qualcosa di prezioso che possa spuntare dal fango.
C’è chi intraprende l’attività in solitaria, chi lo fa in compagnia e chi addirittura in gruppo; c’è chi si improvvisa nel weekend spinto dalla curiosità o dal desiderio di passare una mattinata diversa, chi invece si prepara scrupolosamente con tanto di metal-detector, pala, retini e altri strumenti degni di un archeologo professionista.
Le prime attestazioni di mudlarking risalgono al lontano diciassettesimo secolo. All’epoca, erano principalmente le persone di estrazione molto bassa a rovistare nel fango, nella speranza di trovare artefatti o pezzi di metallo da vendere oppure del carbone per potersi riscaldare. Era molto comune trovare coltelli e pugnali abbandonati di proposito da borseggiatori e delinquenti, che sapevano di poter sempre ricorrere a un’armeria di fortuna nel caso del bisogno.
A partire dal secolo scorso questa attività si è trasformata in un hobby decisamente diffuso tra i londinesi, tanto da divenire necessario il rilascio di permessi annuali a opera del Port of London Authority. Oggi sono circa 4mila le persone dotate di licenza e oltre 10mila quelle in lista d’attesa. Negli anni ’80 è stata anche fondata la Society of Thames Mudlarks, una società privata molto esclusiva composta da soli cinquanta membri che collabora attivamente con il London Museum.
Tutti i “tesori” che vengono rinvenuti devono essere riportati al Portable Antiquities Scheme, il programma governativo gestito dai musei statali che ha l’obiettivo di inventariare i ritrovamenti volontari, o casuali, dei cittadini. Gli oggetti con più di 300 anni devono essere direttamente consegnati al personale museale per le attività di studio, restauro, conservazione o esposizione.
I tesori perduti del Tamigi
Ma cosa si può trovare tra le rive fangose del Tamigi? A oggi i reperti coprono un arco di tempo di circa 5000 anni, partendo quindi dalla preistoria, per poi risalire alle tribù celtiche, ai romani, al Medioevo, all’età industriale e vittoriana, fino ai giorni nostri. Gli oggetti più comuni sono resti di vasellame o di materiale da costruzione per edifici, pipe per tabacco (dei più svariati materiali) e oggetti di uso quotidiano, come monete e utensili per la casa.
Non mancano però alcune peculiarità che sono divenute celebri nel mondo dell’archeologia, come la spada medievale intera e perfettamente conservata, l’occhio vitreo utilizzato in passato come protesi, oppure un lungo osso di balena che ha permesso agli studiosi di ricostruire il luogo in cui le barche venivano riparate con le ossa dei cetacei in un periodo in cui il legname scarseggiava, notizia fino a quel momento conosciuta solo grazie a un paio di riferimenti nelle fonti antiche. Un altro ritrovamento singolare è senza dubbio una dentiera perfettamente conservata composta da un’impalcatura metallica che teneva insieme dei denti veri, asportati precedentemente ad alcuni cadaveri (sounds creepy, doesn’t it?).
Tutti questi oggetti appartengono a una collezione di più di 350 esemplari e si possono trovare alla mostra temporanea Secrets of the Thames al London Museum Docklands, un museo poco conosciuto dai circuiti turistici che analizza la storia di Londra dal 1600 a oggi, concentrandosi sul suo porto (o meglio, sui suoi porti) e sulle attività marittime. Il museo si affaccia sulla “piscina” principale di Canary Wharf e, nei paraggi, si trova anche il Crossrail Place Roof Garden, un giardino botanico con una copertura in vetro e acciaio, situato sopra la stazione della metropolitana.
E tu, hai mai praticato il mudlarking? Conoscevi già questo passatempo?
Se ti va di parlarci della tua esperienza, o se vuoi semplicemente condividere un parere, lasciaci un commento!
Come arrivarci
Tube: partendo dalla stazione di Victoria si prende la Victoria line e si cambia a Green Park; si sale sulla Jubilee line e si scende a Canary Wharf.
Il museo London Museum Docklands si raggiunge a piedi in 5 minuti.
La mostra sarà aperta fino al 1 marzo 2026. Trovi tutte le info a questo link.




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